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Acciaio: crolla l’utile dell’acciaio, ma migliora la solidità delle imprese

Acciaio: crolla l’utile dell’acciaio, ma migliora la solidità delle imprese

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La redditività operativa complessiva (Roa) diminuisce in tutti i comparti. Nel 2021 atteso un miglioramento del risultato economico, più prudenza per il 2022.

 

Nel 2020 è peggiorata ancora, per il secondo anno consecutivo, la redditività dell’acciaio. Dopo un 2019 già difficile, la crisi sanitaria ed economica ha provocato una contrazione degli indici di redditività della filiera siderurgica. Di contro, la solidità del comparto è migliorata, facendo registrare i migliori risultati dell’ultimo triennio, con un minor indebitamento delle aziende del comparto. Si registra un modesto miglioramento, inoltre, anche per gli indicatori di liquidità. È quanto emerge dallo studio Bilanci d’Acciaio 2021, ideato dall’Ufficio Studi siderweb, realizzato in collaborazione con i professori Claudio Teodori e Cristian Carini dell’Università degli Studi di Brescia e sponsorizzato da BPER Banca, Coface e Regesta. L’analisi valuta la situazione reddituale, finanziaria e patrimoniale delle imprese siderurgiche nazionali attraverso la lettura e l’interpretazione dei dati dei bilanci di esercizio del triennio 2018-2020.

 

FATTURATO E REDDITIVITÀ IN PEGGIORAMENTO – I bilanci complessivamente analizzati sono oltre 5mila e coprono l’intera filiera siderurgica: produzione di acciaio e prima trasformazione, centri servizio, distribuzione, commercio di rottame e ferroleghe, taglio e lavorazione della lamiera, utilizzatori di acciaio. Il 2020 è stato un anno contraddistinto da un netto calo del giro d’affari del comparto. La causa è riconducibile a due fattori: il calo dei volumi per il blocco dell’attività economica imposta dal governo, specialmente in primavera; la riduzione del prezzo medio annuo di vendita dei prodotti, avvenuta nonostante il recupero di fine 2020. Il fatturato totale delle imprese della parte alta della filiera siderurgica (utilizzatori esclusi) nel 2020 è stato di 44,145 miliardi di euro (-14,7% rispetto al 2019). Il valore aggiunto è stato pari a 6,195 miliardi di euro (14,0% del fatturato), mentre l’Ebitda è stato di 2,536 miliardi di euro (-29,9%). L’utile si è fermato a 546 milioni di euro (-50,0%).

 

«Il settore dell’acciaio, come molti altri, ha risentito della pandemia, anche se il peggioramento della situazione economica era percepibile fin dagli ultimi mesi del 2019. La dimensione più colpita è per forza di cose la redditività, con indicatori che, nel complesso, non sono soddisfacenti. Certamente meglio la solidità, anche se il miglioramento di alcuni indicatori nel 2020 non deve essere accentuata. Nel triennio, il comparto che raggiunge sempre la posizione relativa migliore è il taglio e lavorazione della lamiera, con risultati adeguati sia nella redditività sia nella solidità. Nel 2020 il commercio di rottame e ferroleghe migliora il suo posizionamento, soprattutto grazie alla redditività. I centri servizio sono connotati da stabilità nella redditività e da una manchevole solidità, che li porta a collocarsi ampiamente sotto la media; la distribuzione mostra una posizione relativa in modesto miglioramento, soprattutto a causa della redditività. Colpisce, nel 2020, il forte regresso della produzione, dovuto a una preoccupante redditività in calo» spiega Claudio Teodori, docente dell’Università degli Studi di Brescia.