
Acciaio: la congiuntura siderurgica
L’attuale congiuntura macroeconomica e siderurgica è fortemente condizionata dall’instabilità geopolitica, che sta influendo soprattutto sul costo degli input produttivi. Ne parla siderweb.
Ciò si somma a una situazione di forte cambiamento per il settore, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare una serie di cambiamenti legati sia al contesto regolatorio (Cbam e nuove misure di difesa commerciale) sia a un riassetto generale che ha interessato la logistica e le filiere di approvvigionamento. Questa situazione ha portato il comparto a essere caratterizzato da una forte spinta dei costi produttivi, che sono saliti pur in presenza di una domanda che nel 2025 si è confermata vicino ai livelli del 2024.
Sul versante dei prezzi, il Carbon Steel Index elaborato ogni settimana da siderweb, che condensa l’andamento delle quotazioni nazionali dei prodotti in acciaio al carbonio, è ai massimi da marzo 2024, dopo che nella seconda parte del 2025 aveva toccato i minimi degli ultimi 5 anni.
Emanuele Norsa, analista e coordinatore contenuti e strategie editoriali di siderweb, spiega: «La siderurgia italiana, come tutto il settore mondiale, sta affrontando sfide importanti, alcune delle quali esistenziali. Ciononostante, il nostro Paese è attualmente il terzo maggior importatore di prodotti siderurgici finiti e semilavorati al mondo, dietro solamente a Stati Uniti e Turchia. Questa posizione conferma la centralità dell’Italia nel commercio mondiale di acciaio e l’interesse globale degli operatori verso il nostro Paese. In aggiunta al ruolo all’interno del commercio, l’Italia rimane il secondo produttore di acciaio in Europa, con una possibilità nei prossimi 10-15 anni di rilanciare i livelli di produzione per riportarli vicini ai 25 milioni di tonnellate di acciaio liquido, dagli attuali livelli di 20-21 milioni di tonnellate. Questo rilancio è legato ai futuri sviluppi degli annunci fatti in relazione a Piombino e Taranto, ma rappresenta un elemento da osservare attentamente». Inoltre, l’Italia produce circa l’80% del proprio acciaio con forni elettrici, che hanno un impatto ambientale nettamente inferiore rispetto al ciclo produttivo integrato (con altoforno), il che le dà un vantaggio competitivo sensibile nella corsa alla decarbonizzazione per centrare l’obiettivo Net Zero al 2050.
Continua Norsa: «Dal punto di vista regionale, infine, se è vero che l’Europa soffre di un calo di produzione di acciaio costante registrato nell’ultimo decennio, l’Italia strategicamente si inserisce all’interno di una regione che invece ha visto grande sviluppo siderurgico negli ultimi anni. Nell’area del Mediterraneo, infatti, la produzione di acciaio liquido nel 2025 ha superato per la prima volta i 90 milioni di tonnellate. Italia, Spagna e Turchia rimangono i campioni sul fronte siderurgico del Mediterraneo, ma i grandi investimenti in corso in Paesi come l’Algeria, l’Egitto, la Libia e il Marocco assicurano per tutta la regione un ruolo da protagonista anche negli anni a venire».









