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Acciaio: le trafilerie si confermano in rallentamento nel 2024

Acciaio: le trafilerie si confermano in rallentamento nel 2024

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Lo ha rilevato l’analisi di siderweb basata sui dati di Bilanci d’Acciaio 2025, presentata a Lecco, capitale nazionale della trafila, dove l’acciaio vale circa 2,6 miliardi di euro.

Il comparto italiano della trafilatura si conferma in rallentamento e il 2024 ha rappresentato il secondo anno consecutivo di frenata dopo il biennio brillante 2021-2022. I bilanci delle aziende del comparto, chiusi il 31 dicembre 2024, hanno presentano un andamento in peggioramento, in linea con i cali di produzione, con le difficoltà della domanda e con un generale contesto di difficoltà a livello economico e geopolitico.

 

Questo quanto emerso dell’analisi di Bilanci d’Acciaio 2025, il principale studio di siderweb che indaga in chiave strategica e prospettica i risultati economico-finanziari della filiera siderurgica, attraverso la lettura e l’interpretazione dei dati dei bilanci di esercizio del triennio 2022-24. Giunto alla diciassettesima edizione, lo studio è realizzato in collaborazione con i professori Claudio Teodori e Cristian Carini dell’Università degli Studi di Brescia ed è sponsorizzato da BPER Banca e Regesta Group. Oggi a Lecco, nella cui provincia le aziende siderurgiche (produzione, distribuzione e commercio d’acciaio) hanno un fatturato di circa 2,6 miliardi di euro, è stata presentata l’analisi incentrata sul comparto della trafilatura con il convegno “Tripla sfida per le trafilerie”, organizzato da siderweb – La community dell’acciaio in collaborazione con la Camera di Commercio di Como-Lecco e sponsorizzato da BPER Banca, Regesta, Coface, Caleotto e SAS Engineering and Planning.

 

«Attraverso la lente dei numeri contenuti in Bilanci d’Acciaio 2025, proviamo a fare un punto della situazione attuale, con un approfondimento verticale sulle trafilerie, proprio nel cuore del loro distretto nazionale. Questo evento rappresenta per gli operatori del comparto un’occasione per incontrarsi e alzare lo sguardo per tentare di proiettarsi al futuro», ha sottolineato Paolo Morandi, amministratore delegato di siderweb. «Il 2024 è stato caratterizzato da un contesto complesso, nel quale si sono intrecciate diverse incognite, e i dati analizzati oggi suggeriscono che questa situazione richiede scelte urgenti e non più alibi. Dunque, è necessario fare un passo avanti e, per riuscirci, sono cruciali tre elementi: la consapevolezza dei numeri, la visione per provare ad immaginare il futuro, il coraggio di innovare e di investire sui giovani e sulle competenze», ha aggiunto Paolo Morandi.

 

«La siderurgia rappresenta un pilastro strategico dell’economia italiana, sostenendo alcune delle filiere più rilevanti del “Made in Italy” e distinguendosi per una forte vocazione internazionale. BPER ha sviluppato un’offerta dedicata di prodotti e servizi di consulenza, pensata per sostenere le imprese del settore nel perseguire innovazione e investimenti produttivi, favorendo la capacità di cogliere le opportunità e di competere con successo sui mercati globali», ha rimarcato Paolo Gambarini, responsabile Ufficio Imprese Corporate BPER Banca.

 

LA FILIERA DELLE TRAFILERIE – Le aziende della filiera nazionale del filo d’acciaio che sono state analizzate sono oltre 2.700 (82 trafilerie; 104 mollifici; 68 viterie e bullonerie; 681 altri prodotti in metallo; 416 automotive e altri mezzi di trasporto; 1.376 macchine e apparecchi meccanici). Il fatturato totale del campione analizzato ammonta a circa 177 miliardi di euro (quasi 2,6 miliardi le trafilerie; 888 milioni di euro i mollifici; circa 1,9 miliardi le viterie e bullonerie; 14,3 miliardi i prodotti in metallo; 93,5 miliardi l’automotive e altri mezzi di trasporto; 63,9 miliardi le macchine e apparecchi meccanici).

 

Nel 2024, il solo comparto delle trafilerie ha registrato un fatturato di 2,563 miliardi di euro, con una frenata pari al 12,0% rispetto all’anno precedente. Un andamento che si è riflesso sui principali aggregati reddituali rapportati al fatturato: malgrado la stabilità del valore aggiunto (19,9%), attestatosi a 511 milioni di euro, si registra una contrazione dell’Ebitda, la cui incidenza scende all’8,4% (9,6% nel 2023); la riduzione dell’Ebit è pari a un punto e mezzo percentuale sul 2023 e a oltre 5 punti rispetto al 2022; l’utile netto raggiunge il valore minore del triennio (2,5%).

Nel commentare questi dati, Claudio Teodori, docente dell’Università degli Studi di Brescia, ha evidenziato che nel 2024 «le trafilerie hanno presentato, analogamente alla produzione, un andamento economico in peggioramento, anche se i valori sono stati meno negativi. Si è ridotta in misura significativa la redditività operativa, sia per la minore marginalità sulle vendite sia per la perdita di efficienza finanziaria: infatti, negli ultimi due anni, si è assistito a un calo non trascurabile del fatturato, con effetti su tutti i risultati economici».

 

IL CONTESTO OPERATIVO – A tracciare il quadro dello stato di salute del commercio internazionale della filiera che parte dalla vergella ed arriva ai prodotti derivati da filo è intervenuto Stefano Ferrari, responsabile Ufficio Studi di siderweb. Ferrari ha diviso la filiera in tre parti: materia prima (vergella), prodotti intermedi (fili) e prodotti finiti, andando ad analizzare l’evoluzione dei volumi europei ed italiani nell’ultimo decennio. «Se ci concentriamo sull’Europa e sul commercio con i Paesi extra europei – ha spiegato – e se dividiamo il decennio preso in considerazione in due quinquenni (2016-2020 e 2021-2025), possiamo notare che le importazioni di vergella sono rimaste più o meno stabili, mentre quelle di filo sono salite di circa il 7% e quelle di prodotti finiti del 17%». All’incremento della penetrazione dei prodotti esteri soprattutto nella parte bassa della filiera si somma una riduzione delle esportazioni europee: «la vendita fuori Ue di vergella è scesa del 33%, quella di filo del 7,5% e quella di prodotti finiti del 2,8%». La combinazione di questi fattori ha «portato ad una perdita di volumi stimabile in circa 1 milione di tonnellate tra il 2016-2020 ed il 2021-2025». Concentrandosi sull’Italia, «si nota una contrazione delle importazioni di vergella, una sostanziale stabilità degli acquisti di filo ed un deciso aumento di quelle di prodotti finiti (+25%), a cui si accoppia una diminuzione dell’export di vergella ma una crescita delle vendite di filo e di finiti. Nel complesso, analizzando la filiera nazionale della trafila, emerge una maggior tenuta dei volumi rispetto a quella dell’Ue, anche se la penetrazione di prodotti provenienti dai Paesi terzi è comunque salita tra il 2016 ed il 2025», ha terminato Ferrari.

 

Sul fronte delle materie prime, Emanuele Norsa, responsabile dei contenuti di siderweb, ha spiegato che «il 2025 è stato un anno di minor volatilità, rispetto agli anni scorsi, ma caratterizzato allo stesso tempo da una tendenza negativa per quanto riguarda i costi. Il 2026 dovrebbe essere un anno ancora di assestamento nel quale, salvo grandi scossoni inaspettati, i prezzi del minerale di ferro in Cina e del rottame in Turchia dovrebbero subire una volatilità relativamente contenuta, all’interno di un range in linea con le quotazioni attuali. Da monitorare, in vista del prossimo anno, sono alcuni cambiamenti a livello decisionale relativamente al commercio di alcune tra le materie prime fondamentali per la produzione italiana. Prime fra tutte sono le misure di salvaguardia per le ferroleghe di recente approvazione, che stanno già dando i loro primi effetti rialzisti sui prezzi e che dovrebbero continuare ad avere un impatto nel 2026».

Rispetto alle normative europee, il direttore tecnico di Federacciai, Alfredo Schweiger, si è focalizzato sul Carbon Border Adjustment Mechanism europeo: «A meno di un mese dall’avvio definitivo del CBAM, mancano ancora elementi chiave per stimare l’onere per gli importatori e l’impatto sul mercato. La Commissione Ue – ha spiegato – non ha infatti ancora adottato i valori di default delle emissioni, i benchmark per il Free Allocation Adjustment e le regole sul riconoscimento del carbon price pagato nei Paesi d’origine. Le bozze circolate restano provvisorie e soggette a modifiche. Permangono inoltre le principali criticità strutturali del meccanismo, come complessità, mancata copertura dei prodotti downstream, assenza di tutela dell’export e rischi di aggiramento, che la Commissione dovrebbe iniziare ad affrontare con proposte legislative attese entro fine anno».

 

Nella foto, un momento della tavola rotonda