Home Mercato Artigiani al -71%, ma ripartire è possibile. Ecco cosa serve
Artigiani al -71%, ma ripartire è possibile. Ecco cosa serve

Artigiani al -71%, ma ripartire è possibile. Ecco cosa serve

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Finora accolta solo la metà delle domande sui prestiti garantiti dallo Stato a favore degli artigiani con i rating migliori.

 

Un settore in ginocchio dopo due mesi di lockdown, con un marzo che ha capitalizzato 37,7 miliardi in meno (-57%) arrivati a toccare un ulteriore ribasso a -71% in aprile. Finora accolta solo la metà delle domande sui prestiti garantiti dalla Stato a favore degli artigiani con i rating migliori. Una ripartenza però è possibile per iniziare la risalita e forse, riuscire a recuperare l’anno nel secondo semestre.

 

Il comparto artigiano rappresentati da Confartigianato e dalle altre associazioni dell’artigianato e del commercio hanno presentato al Governo un piano per salvare il settore riassunto in sette punti dettate dall’esigenza di mettere i sicurezza le attività e gettare le basi della ripartenza.

 

Tra le prime richieste, legate all’iniezione di liquidità attesa dal comparto, che l‘intervento di ristoro a fondo perduto per le microimprese sia modulato in funzione della quota di fatturato perso e non un importo uguale per tutti.  E un aiuto per calcolare questo effettiva perdita di ricavi arriva dalla fattura elettronica.

 

Le altre misure richieste comprendono lo spostamento delle scadenze fiscali almeno alla fine di settembre con una rateizzazione a 12 mesi (attualmente previste invece in 5 rate), contro l’attuale scadenza di giugno.

 

Vien inoltra richiesta una maggiore flessibilità per le perdite di bilancio 2020 con la possibilità di incrementare la percentuale di perdita oltre all’introduzione del “carry back” (che ricordiamo che consente di riliquidare l’imposta degli esercizi precedenti a quello di realizzo della perdita, ottenendo il rimborso delle somme già versate) per la loro compensazione con l’anno precedente e lo stop dello split payment con cui lo Stato trattiene l’IVA, togliendo liquidità alle imprese.

 

Analogamente si richiede la compensazione diretta e universale dei debiti e crediti, la sospensione del codice degli appalti, preferendo il mantenimento di quello europeo e per finire la richiesta di favorire l’assegnazione diretta de lavori pubblici il cui importo arriva fino a 150 mila euro.

 

Il comparto vuole misure concrete non avendo ricevuto molta liquidità: delle domande sui prestiti garantiti dalla Stato, sono state accolte solo la metà a favore cioè degli artigiani con i rating migliori, a quanto sostiene l’osservatorio sui prestiti di Confartigianato.

 

A sostegno degli associati Confartigianato ha attivato il Fondo di solidarietà bilaterale artigiano (Fsba), una cassa integrazione per i dipendenti di queste microimprese con uno stanziamento di 100 milioni ad oggi già erogati ed è già stato chiesto un rifinanziamento di un miliardo incluso nei 14 miliardi destinati al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per altre nove settimane.

 

Per quanto riguarda le attività che hanno già riaperto come quelle legate specificatamente al comparto edilizio, Confartigianato lamenta che finora si sono attivati interventi “minori”legati ai bonus fiscali, ma mancano quelle grandi opere che potrebbero avere un effetto volano sul sistema Paese.