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Catas misurerà il “life cycle assessment”, l’impatto ambientale del prodotto

Catas misurerà il “life cycle assessment”, l’impatto ambientale del prodotto

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“Sostenibilità” è e sarà sempre più un obbiettivo per ogni attività umana e anche lo sviluppo del grande mondo dell’arredamento si misura oramai da tempo su questo tema, in tutte le sue implicazioni.

 

È indubbio che il diverso rapporto fra attività economica ed ambiente sia una assoluta priorità sulla quale intervengono i governi e i consumatori si dimostrano sempre più attenti, generando una domanda di conoscenza e di certezze che ha portato Catas ad attrezzarsi per affiancare le aziende anche nei processi di analisi e progettazione “green”.

 

Purtroppo, però, molto spesso si dichiara la propria “passione ecologica” ma senza entrare nel particolare, senza sapere quanto “costa” un prodotto per l’ambiente non solo nella sua produzione, ma per la sua intera vita, per tutto il tempo che sarà utilizzato, fino allo smaltimento.

 

Eppure gli strumenti per dare oggettività a tutto questo ci sono: da anni si parla di “Lca-Life Cycle Assessment”, metodo che valuta proprio l’impatto che un’automobile, un edificio ma anche una sedia o una cucina avranno sul pianeta. Si tratta innanzitutto di comprendere come sarà utilizzato un bene e per quanto tempo svolgerà questa funzione, calcolando non solo le risorse necessarie alla sua realizzazione, ma come il suo impiego influirà sull’ambiente e sull’uomo in termini di riscaldamento globale, acidificazione, eutrofizzazione, riduzione dell’ozono, tossicità umana, sfruttamento della terra, ecotossicità… per l’intera durata della sua vita!

 

È facile comprendere come questo metodo imponga severi, precisi strumenti di valutazione e misura per poter generare una “Epd-Environment Product Declaration”, una “dichiarazione ambientale” che possa essere verificata da un organismo terzo e resa pubblica – attraverso database di enti e istituti riconosciuti a livello mondiale – perché le “caratteristiche ecologiche” di un bene possano essere conosciute da tutti e dunque diventare – perchè no ­– un “plus” fra le motivazioni all’acquisto.

 

Arrivare a definire la “carta d’identità ambientale” di un prodotto richiede conoscenze e strumenti complessi, oltre al dover disporre delle informazioni necessarie per poter valutare tutti quegli aspetti che sono fuori dal diretto controllo del produttore (approvvigionamento di energia elettrica, logistica, materie prime…). A ciò si aggiunge che molto spesso, purtroppo, si assiste a fraudolente operazioni di “green washing” da parte di aziende senza scrupoli.

 

Dunque serietà, competenza, rigore, impegno sono indispensabili perchè un metodo che permette finalmente di misurare realmente l’impatto sull’ambiente di un prodotto sia applicato correttamente, evitando improvvisazioni che possono portare anche a clamorosi abbagli.

 

Dal 22 settembre in Catas è stato creato un gruppo di lavoro ad hoc su questi temi, una equipe di tecnici che prenderà parte a un progetto di alta formazione al fine di poter poi affiancare efficacemente le aziende in questo percorso virtuoso.

 

Entro giugno 2021 Catas disporrà dunque di tutti gli strumenti necessari – competenze, modelli, procedure – per offrire alle aziende del legno-arredo la possibilità di realizzare studi sul dei propri prodotti.

 

Il servizio che Catas offrirà alle imprese sarà fondato su un metodo tecnico già adottato in molti altri settori a livello internazionale, con tutti gli indispensabili ingredienti di rigore ed oggettività sulle misurazioni definite della norma UNI 11698:2017 “Stima, dichiarazione e utilizzo dell’incertezza dei risultati di una Valutazione di Ciclo di Vita – Requisiti e linee guida”.

 

Una valutazione che permetterà di misurare il “costo ambientale” di un bene prendendone in considerazione l’intero ciclo di vita, come abbiamo già illustrato, dall’estrazione delle materie prime al ciclo produttivo, fino all’uso e al “fine vita”, quantificando il consumo di risorse e le emissioni. Una attività regolata da una serie di norme ISO che permetterà alle imprese di poter dare oggettività al proprio impegno, potendo così finalmente parlare di “ecodesign” non solo come una volontà o impegno morale, ma come una strategia di progettazione e produzione dalle implicazioni ambientali oggettive, misurabili, certificabili…