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Cresme 2018-2023, la ripresa è iniziata

Cresme 2018-2023, la ripresa è iniziata

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Residenziale privato nuovo +3,4%  e recupero edilizio (+1%). Segnali di ottimismo e testimonianza di una ripresa che sembra essere finalmente iniziata.

Nel nuovo rapporto congiunturale e previsionale del CRESME dedicato al mercato delle costruzioni e agli scenari di medio periodo (2018-2023) presentato a Milano, emergono segnali di ottimismo e testimonianza di una ripresa che sembra essere finalmente iniziata.

Per quanto riguarda il 2018, si prevede una crescita del +2% in valori reali degli investimenti in costruzioni, con un incremento significativo soprattutto nell’edilizia residenziale privata, sia per quanto riguarda il “nuovo” (+3,4%) che nel “recupero edilizio” (+1%); cresce anche l’edilizia non residenziale privata , sia nel nuovo (+5,6%) che nel rinnovo (+2,2%). Anche le opere pubbliche dovrebbero far registrare un segnale di inversione, con un +1,5% rispetto al 2017.

 

Cosa succederà nel settore delle costruzioni nel 2019?

E’ un grande interrogativo al quale si cerca di dare risposta nel XXVI Rapporto CRESME, che affronta i rischi di una nuova fase carica di incertezze sul piano nazionale, europeo e internazionale. Nel rapporto dello scorso anno si disegnava un quadro economico positivo, ma segnato dai rischi politici: “la determinante principale dei mercati finanziari – scriveva la BRI – sono diventati gli eventi politici”. In realtà, quello che sembra emergere è qualcosa di più degli eventi politici, ovvero, il cambiamento delle politiche economiche.

“Nel quadriennio 2019-2022 – sottolinea Cresme – tutti i motori delle costruzioni dovrebbero essere accesi, e determinare una crescita del settore con tassi superiori al 2% tra il 2019 e il 2021, ma con dinamiche calanti: +2,5% nel 2019, +2,3% nel 2020, +2,1% nel 2021. Nel 2022 si dovrebbe scendere sotto il 2%. Nel 2019-2021 dovrebbero essere in particolare le nuove costruzioni a trainare il mercato, nel residenziale, non residenziale e nelle opere pubbliche.

Anche con una crescita di questo tipo (che fa riferimento a uno scenario economico-politico di sostanziale stabilità), il settore delle costruzioni in Italia resterebbe fortemente ridimensionato rispetto al primo decennio degli anni duemila. Oggi il settore (investimenti in nuovo e rinnovo) vale infatti il 29% in meno rispetto alla media 2005 – 2007. Qualora si dovesse concretizzare la previsione di crescita del Cresme, il settore avrebbe comunque nel 2023 un valore del 23% inferiore (sempre in valori reali) rispetto alla media degli anni 2005 – 2007. Resta preponderante il valore degli investimenti concernenti il recupero edilizio: nel 2008 il recupero valeva il 57% del totale (investimenti e manutenzione ordinaria), mentre oggi vale il 73,8%.

 

Economia e mercati che condizionano il settore

L’implementazione della cosiddetta “Trumpnomics” sta generando una guerra commerciale Cina-USA, segnando l’avvio di una stagione burrascosa per le esportazioni e il commercio mondiale; la politica dei tassi della FED fa invertire i trend di crescita della borsa americana, innescando, al contempo, l’inversione dei flussi di capitali dalle economie emergenti verso il più sicuro (e nuovamente redditizio) mercato obbligazionario americano (Turchia e Argentina già ne pagano le conseguenze); nella primavera del 2019 l’Europa vivrà una delle campagne elettorali più impegnative della sua storia, con spinte nazionaliste in molti Paesi e con al centro: politica economica e tema dei migranti; in Italia, un nuovo governo e una nuova politica economica, per ora, riaccendono lo spread e dividono esperti e Paese.

Anche i mercati cominciano a mostrare segni di criticità: per molti analisti gli indici del mercato immobiliare degli Stati Uniti hanno raggiunto livelli comparabili con quelli della crisi 2005-2007, e i timori dell’esplosione di una nuova bolla non sono infondati, anche perché in molte altre economie avanzate (Regno Unito, Nord Europa e persino Germania) i prezzi degli immobili sono schizzati verso l’alto (ma non in Italia), mentre la questione dell’esposizione del sistema finanziario non è per nulla risolta.

Il settore delle costruzioni si trova, così, inserito in questa fase nuovamente incerta e difficile, proprio mentre i nuovi dati andavano confermando una ripresa degli investimenti, non solo per la riqualificazione del patrimonio esistente, ma anche per le nuove costruzioni.