
e-commerce italiano, 440 milioni di spedizioni nel primo semestre 2026
Il Netcomm Delivery Index registra una crescita dell’11,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Cresce la concentrazione sui grandi merchant e resta contenuto l’impatto stimato di un’eventuale introduzione di dazi.
Il mercato italiano dell’eCommerce B2C consolida la propria traiettoria di espansione, confermandosi come una delle infrastrutture portanti dell’economia digitale del Paese. A fotografarne l’andamento è il Netcomm Delivery Index, la ricerca che Netcomm realizza in collaborazione con Poste Italiane per monitorare i volumi delle spedizioni eCommerce in Italia e i comportamenti degli acquirenti online. Il report sintetico relativo al primo semestre 2026restituisce un quadro di crescita solida, accompagnata da un aumento della concentrazione delle spedizioni presso i principali merchant e da dinamiche merceologiche che si mantengono stabili.
I volumi tornano a crescere a doppia cifra.
Nel primo semestre 2026 il volume delle spedizioni generate dall’eCommerce italiano B2C ha raggiunto i 440,0 milioni di pacchi, in progressione rispetto ai 394,3 milioni del primo semestre 2025 e ai 362,7 milioni del 2024. La crescita si attesta al +11,6%, con andamenti diversi a seconda delle aree geografiche, un ritmo più marcato rispetto a quello osservato nell’anno precedente.
Sul piano della distribuzione territoriale, il Nord-Ovest si conferma l’area a maggior peso (29,7%), in significativo aumento (+2,6 p.p.) rispetto al 2025, segnale di una progressiva redistribuzione dei flussi logistici. Registrano invece una contrazione il Sud (20,0%, -1,6 p.p.) e il Nord-Est (21,2%, -0,6 p.p.), mentre resta pressoché invariata la distribuzione sul Centro e sulle Isole.
La concentrazione sui top merchant si rafforza
Uno degli elementi più rilevanti che emergono dal Delivery Index è l’elevato livello di concentrazione delle spedizioni. Nel primo semestre 2026 i primi 8 merchant — Aliexpress, Amazon, eBay, Shein, Temu, Vinted, Zalando e Zooplus — generano il 74% dei pacchi spediti, mentre il restante 26% è riconducibile a tutti gli altri operatori.
Le performance dei singoli player raccontano una competizione serrata, in cui variazioni di quota apparentemente marginali pesano in modo significativo sui volumi assoluti. Zalando registra l’incremento più netto, con +0,6 punti percentuali rispetto allo YTD 2025, seguito da eBay (+0,4 p.p.) e da Redcare(+0,3 p.p.), che conferma l’espansione del segmento salute e farmacia. In crescita anche Shein e Vinted (entrambe +0,2 p.p.), a testimonianza della tenuta delle piattaforme di fast fashion e del second-hand. In controtendenza, Temu cede -0,6 p.p. ed Esselunga -0,5 p.p., mentre Amazon arretra leggermente (-0,4 p.p.) pur mantenendo la leadership complessiva del mercato.
Le categorie merceologiche: abbigliamento in testa, cresce l’elettronica
La ripartizione per macro-categorie vede al primo posto Abbigliamento, sport e accessori, che pesa per il 22,8% dei volumi, seguito da Salute e benessere (Health and Beauty) con il 20,5% e da Informatica ed elettronica di consumo con il 16,3%. Completano il quadro Arredamento e Home Living (8,7%), Editoria (8,1%) e Food and Grocery (7,3%).
Il confronto con il primo semestre 2025 evidenzia una sostanziale stabilità, con alcuni movimenti degni di nota: Health & Beauty guadagna +1,7 p.p., la crescita più consistente tra le macro-categorie, mentre Food and Grocery avanza di +0,3 p.p. e Abbigliamento, sport e accessori cede -0,9 p.p. Sul dettaglio merceologico, la categoria Abbigliamento resta la prima singola voce (19,3% dei volumi), davanti a Salute e benessere (11,9%) e Cosmetici e profumeria (8,6%).
Più di 8 acquisti su 10 passano dai primi 10 merchant
L’analisi della concentrazione per categoria conferma un modello in cui pochi grandi operatori presidiano la maggior parte dei volumi. In media, l’87,2% dei pacchi di ogni categoria transita attraverso i 10 merchant più popolari, con quote che variano sensibilmente da settore a settore.
Ai vertici della concentrazione si collocano Editoria (95,2%), Informatica (92,2%) e Home/Arredamento (91,9%), tutte ben al di sopra della media, a conferma della dominanza di pochi player specializzati e dei marketplace generalisti. All’estremo opposto, le categorie meno concentrate — Abbigliamento (81,5%), Alimentari (81,7%) e Salute e benessere (82,2%) — segnalano la presenza di un tessuto più ampio di operatori specializzati, retailer tradizionali ed eGrocery ibridi. La ricerca ha finora esaminato 1.897 merchant citati spontaneamente dagli intervistati.
L’impatto stimato di un’eventuale introduzione di dazi
Il report dedica infine un focus alla sensibilità dei consumatori rispetto a un possibile rincaro dei prodotti acquistati online. Alla domanda se avrebbero comunque effettuato l’acquisto qualora il prodotto fosse costato 3 euro in più per effetto di dazi o tasse, la maggioranza degli intervistati si dichiara comunque disposta a procedere: il 14,2% lo avrebbe fatto “certamente” e il 39,1% “probabilmente sì”, per un totale di oltre la metà del campione.
L’impatto negativo stimato si attesta al 46,8%: una quota che comprende chi avrebbe cercato lo stesso prodotto su un altro sito senza dazio (26,2%), chi si sarebbe rivolto a un negozio fisico (7,7%) e chi avrebbe rinunciato del tutto all’acquisto (12,9%). Va inoltre considerato che i merchant con sede in Cina rappresentano attualmente circa il 6,7% delle vendite: un peso ancora contenuto, ma rilevante nel valutare gli effetti potenziali di misure tariffarie sul mercato.
In prospettiva…
Il Delivery Index del primo semestre 2026 conferma un eCommerce italiano in salute, sostenuto da volumi in crescita a doppia cifra e da una domanda strutturale ormai consolidata. La progressiva concentrazione delle spedizioni presso i grandi merchant impone ai player di mercato una strategia sempre più integrata tra assortimento, logistica e customer experience, mentre gli operatori della consegna sono chiamati a garantire flessibilità e capacità di gestione dei picchi stagionali. La sfida per il settore nei prossimi mesi sarà quella di coniugare l’espansione dei volumi con l’efficienza operativa e la sostenibilità, in uno scenario reso più incerto dalle tensioni sul fronte commerciale internazionale.








