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Edilizia, promesse (ancora) disattese

Edilizia, promesse (ancora) disattese

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C’era attesa e ottimismo per i dati presentati a luglio nell’Osservatorio Ance, l’associazione dei costruttori edili, che però non sono in linea con le previsioni: si attendeva per il 2016 una crescita di almeno l’1%, sarà dello 0,3% nella migliore delle ipotesi. Davvero poco per un settore che ha perso il 35% del fatturato nell’ultimo quinquennio.

 

L’economia italiana nel 2015 è tornata a crescere, pur se a ritmi moderati, con il Pil che ha registrato un aumento dello 0,8%, interrompendo la contrazione dei 3 anni precedenti. Un contributo importante a tale inversione di tendenza è stato fornito dalla ripresa della domanda interna, sia nella componente dei consumi sia, anche se in maniera più contenuta, negli investimenti fissi. Per queste ragioni c’era attesa e ottimismo per i dati 2016 dell’edilizia.

L’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), in ragione di tale aspettativa di miglioramento, nell’Osservatorio congiunturale sul settore delle costruzioni di dicembre scorso, aveva formulato una previsione di crescita degli investimenti in costruzioni nel 2016 dell’1% in termini reali, dopo otto anni di crisi ininterrotta che ha ridotto il livello degli investimenti in costruzioni del 34,9%. Tale previsione oggi non sembra più raggiungibile; lo scenario formulato dall’Ance per l’anno in corso è di un aumento degli investimenti in costruzioni dello 0,3% in termini reali (+1,3% in valori correnti), una crescita trascurabile, del tutto insufficiente a creare condizioni di effettiva ripresa per un settore stremato da una crisi senza fine. La nuova previsione tiene conto di un peggioramento delle valutazioni delle imprese associate Ance, espresse nell’indagine rapida svolta nel mese di aprile 2016. A ciò si aggiungono gli indicatori settoriali che si stanno rendendo via via disponibili, riferiti ai primi mesi dell’anno in corso, deludenti ed in controtendenza rispetto alle attese. L’indice Istat della produzione nelle costruzioni nei primi quattro mesi del 2016 è stato caratterizzato da un andamento altalenante, dopo che a fine 2015 aveva manifestato primi segnali positivi. Il dato, ancora provvisorio, di aprile (+3%) determina un risultato del primo quadrimestre in crescita dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che, comunque, letto insieme agli altri indicatori settoriali, non allontana il timore che sia a rischio la ripresa del settore.

Ancora in calo occupati e imprese  

Nel primo trimestre 2016 prosegue, inoltre, il calo degli occupati nel settore, che si riducono del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il bilancio complessivo dei posti di lavoro persi nelle costruzioni dall’inizio della crisi continua ad aumentare: dal quarto trimestre 2008 al primo trimestre 2016 dal settore sono usciti 580.000 occupati, con una flessione in termini percentuali del 29,3%; tenendo conto anche dei settori collegati alle costruzioni si stima una perdita complessiva di circa 800.000 unità. Tra il 2008 ed il 2014, le costruzioni hanno sperimentato una notevole contrazione del tessuto produttivo, con una fuoriuscita dal sistema di oltre 100.000 imprese, che corrisponde ad un calo in termini percentuali del -16%. Un dato molto grave, ma che nasconde una condizione, se possibile, ancora più compromessa.

Gli effetti della lunga crisi hanno penalizzato oltremodo le imprese più strutturate, quelle con più di un addetto. Tra il 2008 e il 2014, le imprese con un numero di addetti compreso tra i 2 e i 9 si sono ridotte di oltre un quarto (-26,9%). Ancora peggiore l’andamento delle medie imprese nella classe fino a 49 addetti: in questa categoria ha cessato l’attività il 40% delle imprese. Delle imprese più grandi, con più di 50 addetti, sono scomparse dall’attività quasi un terzo (-31%). E’ una “desertificazione” progressiva, che deve essere contrastata assolutamente per evitare un indebolimento dell’offerta che avrà ripercussioni importanti su qualunque futura possibilità di ripresa.

Calano le nuove costruzioni, crescono le ristrutturazioni 

L’Ance stima per gli investimenti in nuova edilizia residenziale un ulteriore diminuzione nel 2016 del 3,4% rispetto al 2015. La flessione dei livelli produttivi è legata al proseguimento del significativo calo dei permessi di costruire. Secondo i dati Istat sull’attività edilizia il numero complessivo delle abitazioni (nuove ed ampliamenti) per le quali è stato concesso il permesso di costruire, dopo il picco del 2005 (305.706 unità), evidenzia una progressiva e intensa caduta a partire dall’anno successivo e, nel 2014, si stima che il numero di abitazioni concesse sia di circa 54.000 con una flessione complessiva che supera l’80%. Si tratta di uno dei livelli più bassi mai raggiunti, inferiore, escludendo gli anni del secondo conflitto mondiale, al 1936.

Gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo, che rappresentano nel 2016 il 37% del valore degli investimenti in costruzioni, sono l’unico comparto che continua a mostrare una tenuta dei livelli produttivi. Rispetto al 2015 per gli investimenti in tale comparto si stima una crescita dell’1,9% in termini reali. L’aumento stimato per l’anno in corso, pari a circa 1,3 miliardi di euro, è imputabile al potenziamento fino a dicembre 2016 degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico, previsti dalla Legge di Stabilità per il 2016.

Costruzioni ‘non residenziali’

Gli investimenti privati in costruzioni non residenziali (negozi, uffici e capannoni), segnano nel 2016 un lieve aumento dello 0,2% in termini reali. La nuova previsione, migliorata rispetto a quanto l’Ance aveva stimato a dicembre scorso (-0,4% in termini reali), tiene conto del migliorato contesto economico del Paese rispetto al 2015 e del significativo aumento dei mutui erogati alle imprese per investimenti in costruzioni non residenziali registrato nel biennio 2014-2015 (rispettivamente +6,7% e +67,3%). Tale dinamica, tuttavia, non trova conferma negli ultimi dati relativi al primo trimestre 2016, che indicano una flessione del 21,1% nel confronto con il primo trimestre 2015.

Per gli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche si stima nel 2016 un aumento dello 0,4% in quantità rispetto all’anno precedente. Il nuovo Codice dei contratti pubblici, in mancanza di un adeguato periodo transitorio, durante il quale garantire la prosecuzione delle iniziative intraprese dalle stazioni appaltanti, sta producendo una forte riduzione dei bandi di gara per lavori. L’inizio del 2016, dopo il segno positivo registrato a gennaio, è stato caratterizzato da rilevanti flessioni nei due mesi successivi ed il bilancio del primo trimestre dell’anno è di un calo del 13,6% nel numero di bandi pubblicati e del 36,2% nell’importo posto in gara.

E nel 2017 torna il segno meno

Le prospettive per il settore delle costruzioni nel 2017 devono necessariamente tener conto della dinamica tendenziale osservata nel biennio 2015-2016 che vede un progressivo rallentamento della potenzialità di sviluppo delle costruzioni. Nel comparto delle opere pubbliche, la riduzione dei bandi di gara, osservata nei primi sei mesi del 2016, pur tenendo conto dell’andamento positivo del biennio precedente e nell’ipotesi di un ritorno nel 2017 ai livelli del 2015, porta a stimare una flessione nel 2017 del 3,6% dei livelli produttivi, che interromperà la lieve ripresa iniziata nel 2015. Relativamente agli investimenti del recupero abitativo, in assenza di modifiche legislative che diano continuità alle misure potenziate per la riqualificazione ed il miglioramento energetico degli edifici, si prevede un calo dello 0,2% rispetto al 2016; per la nuova edilizia abitativa la flessione risulta del 3%, mentre per gli investimenti non residenziali privati, si stima un lieve aumento dello 0,2%, in ragione di una modesta ripresa dell’economia prevista per il prossimo anno. Sulla base di questi andamenti settoriali, l’Ance prevede per il 2017 una nuova flessione dei livelli produttivi dell’1,2% in termini reali su base annua.

Bene il mercato immobiliare

Il mercato immobiliare residenziale continua ad essere caratterizzato da una dinamica positiva. Il 2015 ha confermato le aspettative di ripresa delle compravendite, che si sono attestate, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, a circa 445mila, con un incremento del 6,5% rispetto all’anno precedente. Un risultato positivo che va ad aggiungersi al +3,6% del 2014 nel confronto con il 2013. Anche i dati relativi al primo trimestre 2016 confermano tale dinamica, con un aumento del numero di abitazioni compravendute del 20,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La previsione di Ance per l’anno in corso è di circa 500mila compravendite di abitazioni, in ulteriore aumento rispetto all’anno precedente. Questi dati evidenziano l’uscita dalla pesante crisi che ha caratterizzato il mercato immobiliare residenziale per un settennio: tra il 2007 ed il 2013 le abitazioni compravendute si erano più che dimezzate (-53,6%), passando da 869mila a 403mila del 2013. L’interesse verso il bene casa è confermato anche dai dati Istat relativi alle intenzioni di acquisto di abitazioni da parte delle famiglie, che continuano a posizionarsi su dei livelli tra i più alti degli ultimi anni. La quota di famiglie che dichiarano di essere interessate all’acquisto di un’abitazione, ad aprile 2016, è pari al 3,1%. Tale valore è significativamente più elevato rispetto al minimo registrato ad aprile 2013 (frequenza pari all’1%).

 

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