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industria meccanica tra instabilità geopolitica e politiche monetarie restrittive

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Lo studio di Achille Fornasini e Anima Confindustria evidenzia “Scenari oggettivamente preoccupanti” per il 2024, con un drastico calo degli ordinativi per la manifattura italiana.

 

L’industria meccanica si avvicina alla chiusura dell’anno in un quadro dominato dall’inflazione stabilmente elevata e dall’incertezza dovuta alla crescente conflittualità in ambito geopolitico, che a sua volta genera l’alterazione delle logiche di business e l’ulteriore frammentazione delle catene di fornitura globali. È quanto emerge dall’ottava edizione del Focus Materie Prime, l’osservatorio congiunturale periodico condotto da Achille Fornasini con cui Anima Confindustria intende delineare le prospettive dell’economia e prospettare le tendenze dei mercati delle commodity di particolare interesse per l’industria meccanica.

 

Secondo Achille Fornasini (nella foto), responsabile del Laboratorio per l’analisi delle Dinamiche dei Sistemi e dei Mercati finanziari dell’Università degli studi di Brescia e coordinatore dell’osservatorio congiunturale di Anima, «Se lo sviluppo economico planetario si è dimostrato più resiliente del previsto nella prima metà del 2023, gli scenari delineati da istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e l’Ocse per il prossimo futuro sono oggettivamente preoccupanti: pesano sia l’impatto dell’inaspettato forte rallentamento della crescita cinese, sia la materializzazione degli effetti sulle imprese e sui debiti pubblici di molti paesi delle politiche monetarie intraprese dalle banche centrali per controllare l’inflazione, che appare tuttora difficilmente domabile».

 

Il vicepresidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, commenta «Incertezza e vulnerabilità sono ostacoli che molti comparti industriali, compresa la manifattura rappresentata da Anima, stanno fronteggiando nel corso del 2023. L’effetto inevitabile di queste condizioni si manifesta in una manifattura che fatica a crescere, con un drastico calo degli ordinativi e un numero crescente di ritardi nei pagamenti che stanno segnando le nostre imprese. Secondo l’ultimo sondaggio diffuso da Anima, infatti, più della metà delle imprese prevede ordinativi in calo nel corso del 2023, rispetto ai valori registrati nel 2022. Una contrazione della domanda che per il 30% del campione arriva a superare il 10%.

 

A ciò si aggiunge – prosegue il vicepresidente Almici – la difficoltà che le aziende riscontrano nel reperire manodopera specializzata in diversi ambiti, un fattore che ostacola enormemente la crescita della manifattura italiana. Inoltre, sul piano internazionale desta preoccupazione l’attuale fase di recessione della Germania, che costituisce uno dei principali mercati di sbocco della nostra manifattura. Oggi l’industria italiana – ed europea in generale – ha bisogno di piani strutturali che possano sostenerla nella crescita; in questo periodo storico caratterizzato da inflazione, instabilità geopolitica e altri fattori esogeni, è necessario supportare la meccanica italiana per mantenerla competitiva».