
Ingrosso ferramenta, vendite in calo nel secondo semestre 2025
I dati Assofermet fotografano un settore sotto pressione. Solo la sicurezza segna il segno più.
l secondo semestre del 2025 si è chiuso con il segno meno per quasi tutti i comparti della distribuzione all’ingrosso di ferramenta, casalinghi e materiali edili. È quanto emerge dall’analisi condotta su un campione significativo di operatori commerciali associati ad Assofermet, che monitora l’andamento delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2024.
I dati per settore merceologico confermano una contrazione generalizzata delle vendite, coerente con il quadro macroeconomico descritto. L’unica eccezione di rilievo è il comparto della sicurezza, che ha registrato una crescita dell’1,98%. Su tutti gli altri pesa la combinazione di fattori già noti: un clima di incertezza diffusa, la minaccia dei dazi commerciali, una rete distributiva al dettaglio sempre più assottigliata dalla perdita di punti vendita, dalla concorrenza della grande distribuzione organizzata e dalla crescita dell’e-commerce.
Le prospettive per l’anno in corso restano incerte. Il principale interrogativo è rappresentato dall’entrata a regime del meccanismo CBAM — il sistema europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere — con i suoi potenziali effetti a cascata sui costi delle materie prime e di alcuni prodotti finiti. Per le imprese del settore sarà determinante comprendere per tempo le implicazioni normative e dotarsi degli strumenti finanziari necessari per adeguarsi, pena la riduzione dell’assortimento o la fuoriuscita dal mercato di alcune referenze.
A pesare sull’inizio del 2026 è anche un quadro energetico e dei trasporti tutt’altro che disteso, con ricadute sia reali che speculative ancora difficili da quantificare. Sul fronte più incoraggiante, l’avvicinarsi della stagione primaverile potrebbe sostenere le vendite legate alla cura della casa e del giardino, anche favorito da una possibile contrazione della spesa per i viaggi da parte delle famiglie.
Tiene, e si prevede continuerà a tenere, il mercato del fai da te: un segmento strutturalmente resiliente, capace di adattare le scorte alle opportunità commerciali e di rispondere a una domanda crescente da parte di famiglie con minore capacità di spesa, che non possono permettersi il ricorso ad artigiani e professionisti esterni. Più problematica appare invece la domanda industriale e professionale, frenata dalle politiche aziendali di contenimento dei costi e dal conseguente rallentamento degli investimenti e delle manutenzioni.









