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La “Direttiva SUP” e il futuro della plastica in Europa

La “Direttiva SUP” e il futuro della plastica in Europa

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Il 3 luglio scorso è entrata in vigore in tutti gli stati membri, Italia compresa, la Direttiva europea “SUP” (Single Use Plastic), già approvata nel 2019, che stabilisce il divieto di commercializzare tanti prodotti monouso in plastica.

 

Una direttiva che non riguarda in alcun modo i prodotti d’arredo – settore nel quale Catas, il più importante laboratorio europeo del settore, è impegnato da oltre cinquant’anni – ma che induce a una attenta riflessione sul tema delle plastiche. La “messa al bando” di alcuni oggetti monouso responsabili di buona parte dell’inquinamento del nostro pianeta ­–­ fra cui piatti, posate, cannucce eccetera – è indubbiamente un segnale forte della volontà esplicita di affrontare con misure severe il tema dei “materiali considerati non sostenibili.”

 

Una direttiva che può e deve dunque essere interpretata come un primo segnale verso la limitazione della produzione e dell’utilizzo di materie plastiche in termini più generali, considerando i continui e crescenti allarmi a livello globale. Fra questi uno dei più drammatici riguarda l’accumulo di plastiche e microplastiche negli oceani che, continuando con gli attuali ritmi, conterranno più plastica che pesci già entro il 2050. L’obiettivo finale potrebbe quindi rivelarsi ancora più drastico, come suggerisce un recente articolo della prestigiosa rivista “Science”, un vero e proprio appello sottoscritto da 14 scienziati di vari Paesi per un accordo internazionale che vieti addirittura la produzione di plastica vergine a partire dal 2040, permettendo l’uso della sola “plastica da riciclo”.

 

Questa situazione e la sua probabile evoluzione impone una riflessione sul futuro, con la certezza che si debba andare oltre gli aspetti etici ed ambientali: le strategie di marketing del settore arredo e delle singole aziende che ne fanno parte dovranno tenere nella necessaria attenzione l’evoluzione di un quadro generale che consiglia di pensare presto alle possibili alternative, alle bioplastiche e alla loro compostabilità piuttosto che ritornare – dove possibile – verso il legno.

 

Catas è particolarmente attivo sulle tematiche ambientali e, proprio per venire incontro alle mutate esigenze di un mercato sempre più “green” ha recentemente attivato un servizio per lo studio del ciclo di vita (LCA) di qualsiasi materia prima o prodotto finito del settore legno-arredo.

 

Ricordiamo che il Life Cycle Assessment fornisce una sorta di “carta d’identità” ambientale, riconosciuta a livello internazionale in quanto basata su principi condivisi ed unificati, una base oggettiva su cui poi lavorare verso miglioramenti, riconoscimenti e certificazioni.