
FERRAMENTA YOUNG | In questo numero abbiamo incontrato Alice Banchetti di Chiavi e Serrature di Falconara M.ma (AN) seconda generazione della famiglia in azienda ed esperta ERSI in serrature. Leggi qui l’intervista completa.
Ci sono mestieri che si scelgono e altri che fanno parte della nostra vita ancora prima che ce ne rendiamo conto. Per Alice Banchetti, giovane professionista di Chiavi e Serrature, le cose sono andate proprio così. Cresciuta a Falconara Marittima, ha respirato il mondo della sicurezza fin da piccola, dato che i genitori hanno aperto l’attività proprio nell’anno della sua nascita.
Diplomata come perito meccanico, Alice aveva inizialmente immaginato per sé una strada diversa. Oggi, invece, è socia lavoratrice insieme al padre e al fratello: si occupa della gestione del punto vendita e della logistica dei lavori esterni, senza mai abbandonare la sua anima tecnica. Fuori dall’ufficio conserva la stessa voglia di mettersi alla prova attraverso l’equitazione, il climbing e le attività all’aria aperta.
Cosa rappresenta per te l’azienda di famiglia?
«Chiavi e Serrature fa parte di me da sempre. Ci lavoro ufficialmente dal 2014, quindi da dodici anni, ma gravito in questa realtà da tutta la vita. Per me l’azienda rappresenta tantissimo: richiede tempo, energie e notti insonni, ma restituisce anche gratificazioni enormi. In questi anni, io e mio fratello abbiamo raccolto ciò che era stato costruito dai nostri genitori, cercando però di aggiungere qualcosa di fortemente nostro. Abbiamo sviluppato nuovi settori, introdotto tecnologie inedite e cambiato il modo di organizzare il lavoro. La tradizione per noi è un patrimonio di esperienza fondamentale, ma essere giovani ci spinge a non rimanerne prigionieri: vogliamo guardare avanti, anticipare l’evoluzione del settore e migliorare continuamente la nostra struttura.»
Quando e perché decidi di iniziare questo percorso professionale?
«Lavorare nell’azienda di famiglia non era affatto la mia prima scelta e credo sia una parte importante della mia storia. Da ragazza vedevo quanto l’attività assorbisse i miei genitori e temevo che questo mestiere avrebbe finito per inglobare anche la mia vita privata. Cercavo un equilibrio diverso, tanto che avevo partecipato a un concorso per entrare nelle Forze Armate, spinta dal desiderio di lavorare con i cavalli. Poi, quasi per caso, l’azienda ha avuto bisogno di un supporto temporaneo nel back office prima della mia partenza. In quei mesi sono arrivati i primi risultati concreti e ho capito che potevo costruire un ruolo vero, autonomo, senza essere semplicemente “la figlia dei titolari”. Così, dopo un confronto serio con mio fratello, ho deciso di restare e di investire sul mio futuro qui.»








