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L’ordine diventa produttività

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Organizzare con metodo gli utensili significa standardizzare i processi e migliorare l’efficienza operativa. Lo scopriamo nell’intervista a Vincenzo Cinquegrani, esperto di arredo industriale e metodo 5S in Hoffmann Group.

In ogni officina strutturata, l’organizzazione degli utensili non è un dettaglio ma un aspetto essenziale del processo produttivo. A confermarlo è Vincenzo Cinquegrani, Product Manager di Hoffmann Group specializzato in arredamento industriale e metodo 5S, che da anni lavora a fianco delle aziende manifatturiere per migliorare efficienza, sicurezza e standard operativi.

STANDARDIZZAZIONE, ERGONOMIA E CONTROLLO VISIVO

«I nostri inserti portautensili eForm rispondono al principio “un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto”», spiega Cinquegrani. «Sono cuscini rettangolari in materiale espanso, nei quali vengono fresate le cave con la forma dell’utensile. Tipicamente vengono inseriti nei cassetti, ma possono essere usati con grande profitto anche in vassoi a vista e persino all’interno di contenitori o valigette, così da avere a portata di mano e di occhio gli utensili maggiormente utilizzati».

 

Il vantaggio rispetto alle soluzioni non sagomate emerge subito nell’uso quotidiano. «Se prelevo un martello dalla postazione, resta una cava vuota a forma di martello. Questo comporta due benefici immediati: se un utensile manca lo si vede subito e, con il tempo, nell’operatore si crea un circolo virtuoso che lo porta a riportare sempre l’utensile alla base». Una soluzione semplice, ma che riduce in modo concreto errori, smarrimenti, acquisti duplicati e tempi improduttivi.

 

L’inserto eForm è anche uno strumento efficace per rendere operative le 5S in officina. «La S che beneficia di più è sicuramente la Standardizzazione, la quarta S», chiarisce Cinquegrani. «L’eForm, in quanto oggetto, è uno standard e lo impone: il nostro martello deve stare proprio lì e non in un altro posto. Di conseguenza migliora anche la pulizia, che è la terza S».

 

CONSIGLI TECNICI SULLA SCELTA DELL’INSERTO

La scelta tecnica dell’inserto gioca un ruolo fondamentale. «Lo spessore va deciso in base alla profondità dell’utensile», spiega Cinquegrani. «Ci sono però casi particolari, come le shadowboard inclinate: uno spessore di 45 mm offre più grip rispetto a quello da 30 mm e impedisce la caduta degli utensili pesanti verso l’esterno per gravità».

 

Altrettanto rilevante è la differenza tra espanso 2D e 3D. «Con il 3D possiamo realizzare cave a gradini. Un cacciavite, ad esempio, resta dritto perché l’impugnatura entra in una parte più profonda mentre lo stelo appoggia su una cava meno profonda. Nel 2D le cave sono tutte piane: è meno confortevole, ma una valida alternativa se si cerca una soluzione più economica». Non a caso, oltre l’85% degli inserti progettati tramite il configuratore online di Hoffmann Group è oggi in versione 3D.

 

Anche il colore contribuisce all’efficienza e alla sicurezza. «Trovarsi davanti una sagoma vuota significa che un utensile è mancante. Se la cava è a contrasto, ad esempio gialla, la mancanza salta immediatamente all’occhio». Un principio ben noto nell’aerospaziale, dove i tool organizer sono spesso obbligatori per prevenire i FOD, ma applicabile anche in altri contesti. «Pensiamo al carrello di un montatore di macchinari: una bussola rimasta accidentalmente all’interno di un impianto può causare conseguenze importanti. Per questo tutti i nostri espansi sono bicolori». L’unica eccezione è rappresentata dagli espansi ESD, monocolore nero con alta percentuale di carbone per garantire la dissipazione elettrostatica nelle lavorazioni elettroniche.

 

PROGETTAZIONE SU MISURA, ROI RAPIDO E APPLICAZIONI 

La progettazione degli inserti tramite configuratore online (quello di Hoffmann Group è gratuito e semplice da usare) consente di adattare il layout ai flussi reali di lavoro. «È una scelta molto personale», racconta Cinquegrani. «Quando lo spazio è limitato, ci sono incastri obbligati. Negli altri casi consiglio di organizzare gli utensili per aree tematiche e di posizionare vicino al bordo del cassetto quelli più utilizzati. Il configuratore offre anche la libertà di adattare il layout all’operatore: un mancino può disporre gli utensili in modo diverso rispetto a un destrimano».

 

Dal punto di vista economico, i benefici sono misurabili. «Il calcolo dipende da diversi parametri, come numero di postazioni e ore lavorate», spiega Cinquegrani, «ma studi approfonditi mostrano che il ritorno dell’investimento avviene in genere tra i tre e i cinque mesi». Un esempio concreto è quello delle valigette dei manutentori: «Con gli utensili riposti alla rinfusa in una borsa, gli ammanchi passano inosservati. Con un espanso, la cava vuota è immediatamente evidente e le perdite di utensili, che equivalgono a costi, diminuiscono drasticamente, fino a scomparire».

 

Gli eForm trovano applicazione non solo per l’organizzazione degli utensili, ma anche come imballo e base per i kittaggi nelle linee di montaggio. «Ricordo un cliente che, oltre dieci anni fa, rimase colpito dalla possibilità di fotografare oggetti complessi per inserirli in un espanso. Erano utensili di sua produzione, che poteva spedire perfettamente protetti nelle nostre scatole». In un altro caso, l’utilizzo del configuratore ha rivoluzionato il kitting di produzione: «Un cliente passò da due giorni per disegnare una singola sagoma CAD a meno di 30 minuti partendo da una foto. In due giorni realizzò oltre 40 sagome diverse: con il metodo tradizionale avrebbe impiegato più di due mesi».

 

Quanto alla manutenzione, la filosofia resta coerente con l’approccio eForm. «La durevolezza degli espansi è eccezionale», conclude Cinquegrani. «Per mantenerli efficaci nel tempo è sufficiente lavarli periodicamente con acqua tiepida e sapone. Sono strumenti semplici, intuitivi, progettati per durare e per portare ordine reale nei processi quotidiani».