
Il presidente Di Pietro di Usarci avverte governo e imprese. “Quando il valore non viene riconosciuto, prima o poi smette di essere prodotto…”.
“E noi oggi siamo esattamente su questo crinale. Noi non siamo spettatori. Siamo parte attiva del sistema economico e subiamo direttamente: – le tensioni internazionali, – l’aumento dei costi energetici, le difficoltà della catena di approvvigionamento”.
Un avvertimento, quello lanciato a Pescara da Giovanni Di Pietro (nella foto), presidente dell’Usarci, dal palco dell’Assemblea nazionale del sindacato degli agenti di commercio.
Un avvertimento al governo, innanzitutto. Ma anche alle categorie produttive del Paese che sottovalutano, per comodità più che per ignoranza, il ruolo fondamentale degli agenti di commercio per l’economia italiana.
La relazione di Di Pietro ha evidenziato le crescenti difficoltà, dalla Lombardia al Veneto, dove la produzione rallenta, nel Lazio, dove il commercio cambia struttura, nel Mezzogiorno, dove la domanda resta fragile.
“Noi siamo la prima linea. E, troppo spesso, la meno considerata… In un’economia frammentata, l’intermediazione non è un costo, ma l’unica infrastruttura immateriale capace di garantire la sovranità commerciale del Paese”.
In un contesto di crescita debole, l’agente di commercio si è dimostrato un vero ammortizzatore economico e sociale. “Abbiamo trasformato l’incertezza in opportunità. L’Italia non è fatta da multinazionali, ma da piccole e medie imprese, da artigiani che spesso non hanno strumenti per affrontare il mercato digitale. E in questo scenario, l’agente non è un costo: è una risorsa strategica Eppure, tra tutte queste difficolta, l’agente di commercio viene troppo spesso dimenticato dallo stato. Mentre altre categorie meno fragili della nostra ricevono interventi”.
Il presidente Usarci non promuove uno scontro tra categorie, ma chiede rispetto, a partire dal riconoscimento dell’auto come un bene indispensabile e detraibile. Ma sulla base dei costi attuali, non di quelli di 20 anni orsono.
E non è l’unico anacronismo, il Codice civile è fermo al 1942 e avrebbe bisogno di essere adeguato. Così come altre carte che, dopo 80 anni, dimostrano di aver bisogno di non poche modifiche perché, in questa situazione, l’agente di commercio rappresenta sempre l’anello debole della catena economica e la professione perde l’indispensabile capacità di attrarre le nuove generazioni.










