
Stati Generali Green economy 2021: la roadmap al 2030
Un percorso con obiettivi precisi al 2030 e, soprattutto, una legge sul clima: l’Italia ha le carte in regola per diventare così una delle locomotive europee della green economy.
Tanti i temi al centro della decima edizione degli Stati Generali della green economy, tenutosi il 26 e 27 ottobre a Rimini nella cornice di Ecomondo-Key Energy, con uno sguardo rivolto alle sfide dei prossimi 10 anni. La green economy italiana può infatti fare nel prossimo decennio un grande passo in avanti grazie alla decarbonizzazione e l’economia circolare; al piano europeo di Green Deal e le risorse del PNRR; alle nuove opportunità di innovazione e investimento, rafforzando e rilanciando, così, importanti settori produttivi di beni e servizi nazionali. La due giorni green è organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 68 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero della Transizione Ecologica e la Commissione europea e con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Ecco quanto prevede la roadmap proposta dagli Stati generali per il 2030: approvare una legge per la protezione del clima per aumentare il passo nelle misure per la neutralità climatica, raddoppiare le rinnovabili dal 20 al 40% e tagliare il consumo di combustibili fossili del 40% al 2030, introdurre misure di adattamento, coinvolgere attivamente le città nel raggiungimento dei target climatici; valorizzare e sviluppare i potenziali dell’Italia per l’economia circolare e il riciclo vincolando almeno il 50% delle risorse del PNRR per sostenere progettazione e innovazione di processi produttivi e di prodotti in direzione circolare, semplificare le procedure End of waste e promuovere l’impiego di materiali riciclati; accelerare la decarbonizzazione dei trasporti aumentando gli investimenti per il trasporto pubblico locale, disincentivando l’uso dell’auto privata in città e approvando una legge quadro per la mobilità condivisa; sostenere la transizione ecologica dell’agricoltura; approvare la legge per la tutela del suolo; migliorare la tutela e la valorizzazione del capitale naturale e recuperare i ritardi dell’Italia nella digitalizzazione per sostenere la transizione ecologica. Questa proposta è tanto più urgente in vista della prossima Cop26 sul clima di Glasgow.
“L’Italia – ha dichiarato Edo Ronchi che, per il Consiglio nazionale della green economy, svolge la relazione introduttiva agli Stati generali – non deve perdere questa occasione: deve puntare, con più decisione, a far parte delle locomotive europee della green economy. Vincendo la sfida della neutralità climatica con un’economia decarbonizzata e competitiva, capace di generare maggior occupazione e un miglior benessere, si costringerà così anche la Cina e gli altri paesi ritardatari, ad inseguire.
Come ogni anno la a Relazione sullo stato della Green Economy scatta una fotografia dell’Italia green: in sintesi, calano le emissioni di gas serra, diminuite di circa il 9,8% nel 2020, ma non basta, la crisi climatica continua a peggiorare. Se l’Italia recepisse il nuovo target europeo di riduzione del 55% al 2030, dovrebbe tagliare le proprie emissioni entro i prossimi 10 anni del 26,2, riducendole del 2,6% all’anno nei prossimi 10 anni. Grande è la sfida delle green city: si stima che nelle città si producano due terzi delle emissioni globali di gas serra: nessun percorso di decarbonizzazione può prescindere da un loro pieno coinvolgimento. Continuano le buone performance dell’Italia nell’economia circolare: l’Italia nel 2020 si classifica 1° fra i cinque principali Paesi europei per produttività delle risorse (misurata in euro di Pil per kg di risorse consumate), con 3,7 €/kg, davanti a Francia, Germania, Spagna e Polonia.








