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Superbonus: partenza rallentata ma positiva. Obiettivo proroga al 2023

Superbonus: partenza rallentata ma positiva. Obiettivo proroga al 2023

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“Una misura shock”, secondo il Ministro Patuanelli, difficilmente convertibile in strutturale per essere realmente incisiva, e che, insieme agli altri bonus legati all’edilizia che nelle ultime settimane stanno partendo in maniera positiva, mira a rilanciare il Paese.

 

Secondo la normativa vigente il Superbonus terminerà a fine 2021, ma da più parti è stata sollevata la richiesta di una proroga per rendere realmente efficace una misura sicuramente di forte impatto positivo sul Paese ma che, a causa della sua complessità, si è scontrata con una tiepida accoglienza che ne ha rallentato l’adesione. Per capire come sta evolvendo la questione abbiamo partecipato a un interessante webinar dal titolo “Confronto tra industria e politica sulle misure e il futuro del Superbonus”, organizzato da Assotermica, che ha visto la partecipazione di diversi esponenti del mondo politico, tra cui il ministro dello Sviluppo economico Sen. Stefano Patuanelli.

 

Patuanelli ha evidenziato l’importanza del Superbonus nel progetto di rilancio del Paese come motore che include 3 grandi temi: la necessità di mettere in sicurezza antisismica gli edifici del nostro Paese e di migliorarne l’efficientamento energetico; dare ossigeno a un comparto strategico per il Paese che dal 2008 non è mai riuscito a uscire definitivamente dalla crisi finanziaria; rendere più democratico l’accesso al comfort e alla sicurezza degli immobili consentendo a tutti i cittadini, anche a quelli che non hanno un’ampia disponibilità economica, di vivere in un edificio sicuro dal punto di vista sismico ed efficiente dal punto di vista energetico. Ma ha anche spiegato che “Non sono così convinto che rendere strutturale la misura sia la soluzione giusta per incidere profondamente sugli interventi che vogliamo vedere realizzati, perché se ho una misura strutturale, quindi valida a tempo indeterminato, posso pensare di rimandare l’intervento. Invece noi vogliamo che venga messo in sicurezza il nostro Paese, e tutti gli immobili, il prima possibile. Avere un arco temporale più ristretto è giusto per misure shock come il 110%”. È evidente quindi che il Superbonus non possa risolversi nel 2021, ma che necessiti di alcuni anni per sedimentarsi. E infatti, recentemente sono stati moltissimi gli emendamenti al disegno di Legge di Bilancio 2021 presentati alla Camera in cui viene richiesta l’estensione temporale dell’agevolazione in un arco tra il 2022 e il 2025. A questo proposito l’On. Luca Sut, X Commissione – Attività produttive, commercio e turismo, ha affermato che “Si è parlato di rendere strutturale il Superbonus, ma al momento l’obiettivo è di prorogarlo al 2023, per garantire l’applicabilità soprattutto sui condomini”, in quanto “ricordo che l’82% dei condomini è stato costruito prima del ‘91, anno in cui è uscita la Legge 10, la prima ad introdurre l’efficientamento energetico in edilizia, e il 98% di questi edifici sono in una classe dalla G alla C, quindi bassa, ed efficientare (gli immobili) tramite il Superbonus servirà a portare una riduzione anche dell’80-90% dei consumi”.

 

Ma non bisogna dimenticare che il Superbonus non è l’unica agevolazione presente in edilizia, gli ecobonus al 65% e 50% “sono strumenti più semplici e snelli”, secondo l’Ing. Mario Salari, Country Manager Ariston Thermo Group SpA, e in particolare la detrazione al 65% “nel processo di riqualificazione energetica sta partendo in maniera positiva nonostante il periodo che stiamo vivendo”. Segnali di partenza confermati anche dall’Ing. Stefano Casandrini, Vice Presidente Assotermica e Corporate Marketing Officer Ferroli SpA, “Il mercato sta iniziando a muoversi solo ora, molte assemblee di condominio non sono nemmeno state convocate perché gli amministratori di condominio si sentivano in deficit rispetto alle domande e alle interpretazioni che avrebbero dovuto fornire ai condomini. Questa incertezza era anche legittima e tutto è rimasto un po’ congelato fino a qualche settimana fa”. Una sorta di effetto attesa nel mercato che ne ha rallentato l’adesione e che “è dovuto a mio avviso a tre fattori: il primo è la reazione iniziale che è stata molto tiepida da parte dei soggetti cessionari del mondo finanziario, quali banche e assicurazioni, cioè proprio quei soggetti terzi che erano stati inseriti nel nuovo schema del Superbonus come possibili acquirenti dei crediti, in modo lungimirante da parte del Governo. (…) Situazione risolta definitivamente con l’intervento del direttore Ruffini dell’Agenzia delle Entrate a fine novembre, in Parlamento, che ha chiarito che non sussiste mai il rischio di una eventuale rivalsa da parte dell’Agenzia stessa verso cessionari in buona fede, neppure in capo di mancato diritto alla detrazione in capo eccedente. Il secondo fattore è la necessità di molteplici chiarimenti tecnici, come accade anche normalmente su misure di efficientamento energetico e impiantistica, che si sono sviluppati su più livelli. (…) Il terzo fattore che ha rallentato l’adesione, quindi il fatto di chiamare le imprese per i preventivi, è stato un pregiudizio, il timore e l’incredulità verso il cambiamento e la novità che portano alla paura della fregatura dietro l’angolo”.

 

Infine, l’Ing. Marco Giuseppe Boselli, VP Sales Country Manager Robert Bosch SpA, in merito alle iniziative legate all’ecobonus, ovvero la cessione del credito a terzi -banche comprese- o lo sconto in fattura qualora l’azienda sia d’accordo, Bosch ha confermato di averle accolte con favore, infatti “Dai primi riscontri raccolti dai nostri clienti, riteniamo che siano due i fattori di maggior successo di questa iniziativa: l’entità sorprendente dell’ecobonus che con il 110% ha generato un effetto “wow” attirando l’attenzione sulla necessità di rendere più efficienti e meno inquinanti le nostre case. Il secondo è quello di aver reintrodotto lo sconto in fattura e allargando la possibilità di cedere il credito a soggetti terzi, ivi compresi gli istituti di credito che in questo momento possono creare un accesso capillare sul territorio e dare la possibilità di usufruirne in modo più ampio. Questo secondo aspetto, in particolare, ha reso immediatamente più fruibile lo strumento dell’ecobonus, non solo quello del 110%, ma anche quello del 65% e del 55%, rendendo più concreto uno strumento che senza queste possibilità rischiava di non “mettere a terra” le potenzialità di rilancio dell’economia”.