Home Mercato Un processo di riutilizzo dei facciali filtranti FFP2 e FFP3 è possibile?
Un processo di riutilizzo dei facciali filtranti FFP2 e FFP3 è possibile?

Un processo di riutilizzo dei facciali filtranti FFP2 e FFP3 è possibile?

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Proposto da Assosistema Confindustria all’ISS un processo di riutilizzo dei facciali filtranti FFP2 e FFP3.

 

“Una misura tampone – sottolinea il Segretario Generale Matteo Nevi di Assosistema Confindustria – che potrebbe dare però un po’ di respiro in alcune aree del Paese maggiormente colpite e per tutte quelle attività che non prevedono il contatto con il degente”.

 

“Come sezione Safety di Assosistema Confindustria abbiamo proposto all’Istituto Superiore della Sanità un processo di riutilizzo concordato tra i produttori per riutilizzare i filtri P2 e P3 usati con le semimaschere e, ove possibile, facciali filtranti FFP2 e FFP3 in modo tale da avere maggiore disponibilità di prodotti sul mercato”, dichiara Claudio Galbiati, Presidente della sezione Safety di Assosistema Confindustria.

 

“Fate attenzione a quello che leggete in questi giorni sul web perché le soluzioni messe in campo mirano ad eliminare la carica virale ma possono danneggiare la capacità filtrante del DPI – continua Galbiati – infatti si tratta di processi non validati dai produttori. Per questo l’ISS deve fornire una linea guida su questi aspetti per evitare che il “fai da te” porti a conseguenze ben peggiori, anche a livello di responsabilità, per chi rimette in circolo il prodotto. Per questo abbiamo presentato un processo al quale i filtri P2 e P3 e le maschere FFP2 e FFP3 sono già sottoposte prima di essere messe in commercio, ovvero esposizione a temperature di 70 gradi per provare la capacità filtrante, e stiamo fornendo indicazioni all’ISS già sperimentate per quanto riguarda la parte filtrante, con ampia letteratura in merito, per arrivare a definire un protocollo di sanificazione condiviso”.

 

“Si tratta di una misura tampone – aggiunge il Segretario Generale Matteo Nevi di Assosistema Confindustria – che potrebbe dare però un po’ di respiro in alcune aree del Paese maggiormente colpite e per tutte quelle attività che non prevedono il contatto con il degente. Come Associazione stiamo cercando di dare il massimo supporto alla Protezione Civile anche per quanto riguarda l’aumento di produzione di DPI sul territorio italiano”.

 

“Mi aspetto che Protezione civile e ISS prendano in considerazione questo processo – conclude Nevi – e lo validino quanto prima per evitare che il “fai da te” porti a problemi ulteriori rispetto a quelli che già abbiamo”.